Enoturismo di qualità, la scommessa dei Colli Piacentini

30 Settembre 2024

Un patrimonio paesaggistico di straordinario valore, una posizione storicamente strategica e la presenza capillare di aziende vitivinicole in grado di produrre vini di riconosciuta qualità rendono i Colli Piacentini una tra le mete enoturistiche potenzialmente più appetibili d’Italia e d’Europa. La capacità delle aziende vitivinicole di investire e formarsi sul fronte dell’ospitalità e quella più ampia del territorio di sostenere la nascita di servizi e strutture ricettive adeguate ad attrarre flussi costanti di viaggiatori determineranno il successo o meno della vocazione innata di questi luoghi. Ne è convinto il Consorzio di tutela vini Doc Colli Piacentini, che da alcuni anni, seguendo il motto “Da noi la vita si sorseggia”, punta a proporsi come destinazione d’elezione per un numero in costante crescita di turisti in cerca di esperienza slow a stretto contatto con la natura e i sapori tipici.

“Sono sempre più le cantine che si sono organizzate per proporre esperienze di ospitalità durante l’intero corso dell’anno – afferma il presidente del Consorzio Marco Profumo – offrendo accanto alle tradizionali visite guidate con degustazione anche esperienze più innovative come i picnic in vigna, le biciclettate tra i filari e non solo. La sfida di oggi è sviluppare l’accoglienza come sistema complessivo per riuscire a diventare un territorio in grado di ospitare turisti durante tutto l’anno con servizi e proposte di qualità pari a quella delle nostre produzioni”.

Secondo i dati più recenti presentati all’ultimo Vinitaly (indagine Ismea-Aite) l’enoturismo coinvolge oggi circa 13,4 milioni di italiani, il 64,5% dei viaggiatori, per un valore di circa 2,5 miliardi di euro. In costante crescita sono i flussi provenienti dall’estero, in particolare da Stati Uniti ed Europa. Grazie a questi numeri l’enoturismo rappresenta un potente driver disviluppo locale e rurale e uno strumento di diversificazione del reddito che finora in Italia è stato sviluppato solo parzialmente. Tra tutti i Paesi produttori di vino, infatti, il nostro è quello che ha la percentuale più bassa di fatturato derivante dalle vendite dirette in cantina (circa il 10%), di gran lunga inferiore a quella di Stati Uniti (70%), Australia e Sud Africa (50%) e di altre zone dal forte appeal turistico come la Borgogna (40%), la Mosella (45%) o la Champagne-Ardenne (30%).

“Pur collocandoci al di sopra della media nazionale – sottolinea Profumo – abbiamo ampi margini di miglioramento e siamo convinti che da uno sviluppo professionale del sistema dell’accoglienza deriverà nel prossimo futuro non solo una maggiore valorizzazione dei nostri vini Doc ma anche la possibilità di creare nuove opportunità di lavoro per giovani e meno giovani che sognano sempre più di trovare un’occupazione stimolante e a stretto contatto con la natura”.

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